mercoledì 13 luglio 2011

Dieta: consigli e miti da sfatare
. Saltare i pasti non fa dimagrire



Saltare i pasti non fa dimagrire: tutto quello che dovete sapere per non commettere errori al momento di scegliere cosa comprare al supermercato e come alimentarvi.




Dieta, i miti da sfatare. “Abbassa la pressione”. “Scioglie la cellulite”. “Riduce il colesterolo”. “Fa perdere peso”. “Difende il cuore”. Messaggi a cui difficilmente si riesce a resistere. Andiamo al supermercato e li troviamo dappertutto. Accendiamo la televisione ed eccoli ad ogni ora del giorno e della notte, promossi da accreditati testimonial ad indicarci come sgonfiarci, come fare più pipì, come assumere più calcio... il tutto ovviamente con zero calorie! Veri e propri specchietti per le allodole che ci strizzano l’occhio dagli scaffali degli yogurt, dei dolciumi, delle bibite e persino dei salumi, delle paste e delle insalate. Insomma, è sufficiente prenderli ed infilarli nel carrello, oltre che pagarli abbondantemente alla cassa, per prevenire e curare quasi tutti i disturbi di noi poveri mortali. E’ nata quella che ormai viene definita "nutraceutica", una visione medicamentale dell'alimentazione, composta dall’abile miscela di cibo e medicina che crea prodotti con caratteristiche miste, metà farmaci metà alimenti. Peccato che però non sempre, ma molto spesso, la scienza con questi miracolosi prodotti non c’entri proprio niente. Per l’esattezza, secondo l'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) quattro volte su cinque ciò che è scritto sulle etichette non corrisponde a realtà. E allora? Salvaguardiamoci, come d’altronde, con differenti iniziative, sta facendo l’Unione Europea. Come? Innanzitutto informandoci, non facendoci abbagliare da pubblicità più o meno mistificatorie, rivalutando l’alimentazione tradizionale.
Herbalife invece risponde coni suoi prodotti alle legge sull'etichettatura, cioè tutto quello scritto sull'etichetta è contenuto nei prodotti, e poi c'è FEDERSALUS che controlla che tutto venga rispettato.

DIETA, DOMANDE E RISPOSTE: ZUCCHERO O MIELE?
— Le differenza tra questi due dolcificanti è molto sottile; il miele, in virtù del suo contenuto vitaminico e minerale è sicuramente un alimento migliore dello zucchero anche se molte volte gli vengono attribuite proprietà che non possiede. Il miele, inoltre, ha un potere dolcificante superiore, e ciò consente di impiegarne quantità inferiori rispetto allo zucchero da cucina. Ha anche un contenuto calorico più basso (304 Kcal per 100 grammi contro le 392 dello zucchero tradizionale e le 362 dello zucchero di canna) perché più ricco di acqua. Nonostante ciò un cucchiaino di miele fornisce più calorie e carboidrati rispetto ad un cucchiaino di zucchero, a causa del suo maggior peso specifico.
La mia esperienza mi dice che un cucchiaino di zuccherò nel caffè non rappresenta un grande problema, a meno che i caffè nella giornata non siano tanti.

UNA PILLOLA MI FARÀ PERDERE CHILI? — Le cosiddette pillole "blocca-grassi" sono costituite, quando va bene, da una combinazione di ingredienti ad alto contenuto di fibre, vitamine e minerali, combinazione che non é stata ancora provata scientificamente essere in grado di bloccare l'assorbimento di grassi. Nella migliore delle ipotesi, queste pillole sono uno spreco di soldi, come affermato da Erica Ilton, R.D., un'esperta di nutrizione di New York. E poiché questi prodotti non sono regolamentati da precise norme, potrebbero persino essere pericolosi per la salute. Come d’altronde confermato da un recente studio di Swissmedic, istituto svizzero per gli agenti terapeutici, che, dopo avere analizzato in laboratorio 122 campioni di "pillole dimagranti" che vanno per la maggiore su internet, ha constatato che in 9 casi su 10 contengono sostanze dannose. Come la sibutramina, ritirata dal mercato più di un anno fa in tutto il mondo, il rimonabant, un prodotto che agisce su vari aspetti del metabolismo, ma che non dà luogo ad alcun beneficio terapeutico. Inoltre, la ricerca ha svelato che un terzo delle confezioni, pur se dichiarate come puramente vegetali, contenevano eccipienti chimici.
Ecco perchè Herbalife da 31 anni vende integratori naturali e conformi alle leggi dei 76 stati in cui è presente, altrimenti li avrebbero ritirati.

ESISTONO FORMAGGI MAGRI? — In realtà non esistono formaggi magri: i fiocchi di latte o la ricotta, prodotti a partire dal siero e non dal grasso del latte, ed i formaggi light, privati di parte del grasso, contengono l’11-13% di grassi, almeno il doppio rispetto a un piatto di pesce o di carne. I formaggi freschi (mozzarella, stracchino, crescenza) hanno circa il 20% di grassi. E con i formaggi stagionati (grana, parmigiano, taleggio, gorgonzola), la quota di grasso arriva anche al 35%. Ma quello che conta è la quantità, più che la percentuale di grassi sempre abbastanza elevata. Sarebbe bene non superare i 30-50 g di formaggio al giorno.

SE SALTO I PASTI DIMAGRISCO? — Assolutamente no. Bisogna mangiare di certo tre volte al giorno, meglio anche quattro o cinque. La spiegazione è semplice: ogni volta che introduciamo degli alimenti, viene secreta l'insulina che ne favorisce l'assimilazione nell'organismo. Questa secrezione è minore nel caso di una piccola quantità assorbita rispetto a una maggiore. Ecco perché, a parità di calorie, se ne bruciano di più moltiplicando i pasti. I ricercatori della Mayo Clinic hanno, inoltre, scoperto che le persone che mangiano 5/6 volte al giorno hanno il colesterolo totale e l'LDL più bassi del 5% rispetto alle persone che mangiano 1/2 volte al giorno.
Ecco perchè Herbalife insiste sui 5 pasti giornalieri proteici, come minimo, perchè è importante dare i nutrienti al nostro corpo ogni 3/4 ore in modo che vengano assimilati nel miglior modo.

Blogger Markus

continua

martedì 12 luglio 2011

Caldo oltre i 35 gradi
: i consigli per la salute

Milano, 11 luglio 2011



Penultima giornata da bollino rosso, con temperature elevatissime e umidità a mille, prima della tregua del maestrale. Il Ministero della Salute offre suggerimenti per evitare malanni

Penultima giornata da bollino rosso, con temperature ampiamente al di sopra dei 35° e umidità a mille. Poi arriverà il maestrale a dare un po’ di tregua, ma non dobbiamo illuderci, le ondate di calore non si sono esaurite, almeno a detta della Protezione Civile. D’altronde l’estate è appena iniziata, e non potrebbe essere altrimenti. Un'allerta che arriva direttamente dal Ministero della Salute, che nel suo sito non solo indica il numero verde 1500, a cui rivolgersi in caso di emergenze, ma offre consigli particolarmente utili a chi, non più giovanissimo o fin troppo giovane, e non del tutto sano, potrebbe risentire particolarmente le conseguenze delle alte temperature. In generale, infatti, i soggetti più a rischio sono gli anziani, i neonati e bambini, i malati cronici e chi pratica sport all'aperto.

ANZIANI — Il loro organismo non è in grado, a causa di una minore sensibilità al calore, di una riduzione dello stimolo della sete e di una minore efficienza di meccanismi della termoregolazione, di mantenere il giusto equilibrio idrico, né tantomeno di segnalare una sua compromissione, se non quando appare evidente con crampi, pallore, secchezza delle mucose, ipotensione anche a riposo, confusione mentale, e addirittura febbre e convulsioni. Ma tutto ciò si può facilmente evitare seguendo alcune semplici regole. Innanzitutto, è fondamentale mantenere la temperatura in casa sui 24°-26°. Se non si possiede un climatizzatore, il ventilatore, può tranquillamente farne le veci, tra l’altro con un deciso risparmio economico, ma evitiamo il getto d’aria diretto. Nelle ore centrali della giornata è preferibile schermare le finestre con tapparelle o semplicemente tende. Le uscite tra le 11 e le 18 sono assolutamente sconsigliate. Bere molta acqua, almeno un litro e mezzo, meglio due, mai ghiacciata, e consumare tanta frutta al naturale o sotto forma di frullati, spremute, frappé.

NEONATI E BAMBINI — Le precauzioni sono simili a quelle degli anziani, dal momento che simile è la minore capacità di termoregolazione, a cui si aggiunge l’impossibilità di potersi esprimere. Le precauzioni per gli over sono, quindi, valide anche per i super-under.

MALATI CRONICI — Cardiopatici e ipertesi, nonché diabetici possono avere serie conseguenze dalle alte temperature, se non mettono in atto alcune indispensabili precauzioni. I primi possono evidenziare improvvisi episodi di abbassamento della pressione arteriosa che possono causare anche perdita di coscienza, specie passando dalla posizione supina alla posizione eretta. Inoltre, il caldo può accrescere l’effetto di alcuni farmaci da loro abitualmente utilizzati. Un esempio su tutti: i diuretici. Il problema dei diabetici, specie se soffrono anche di neuropatia periferica, sta nell’elevato rischio di disidratazione, dovuto alla mancanza di sudorazione, inefficiente per via dell’interruzione dell’impulso diretto alle ghiandole sudoripare.

SPORTIVI — Amatoriali o professionisti, non ha importanza, entrambe le categorie, si presuppone composte da persone senza particolari patologie, se praticano attività nelle ore più calde, senza una sufficiente preparazione fisica e superando i limiti che il loro stato di forma consente loro, rischiano fortemente di disidratarsi e subire il classico colpo di calore.

IN CASO DI MALORE DA CALDO — Nell'attesa dei soccorsi bisogna, se possibile, trasportare la persona in un luogo fresco, raffreddare il corpo avvolgendolo in un lenzuolo bagnato o schizzandogli acqua, farla bere e, in caso di febbre, non dare farmaci antipiretici. I bambini affetti da diarrea e febbre sono più esposti al rischio di disidratazione e, dunque, devono bere molti liquidi. I cardiopatici e ipertesi nei mesi caldi devono effettuare più frequentemente il controllo della pressione arteriosa e richiedere il parere del medico curante per eventuali aggiustamenti della terapia. I diabetici, specie se anziani, devono aumentare la frequenza dei controlli glicemici, e assicurare un’adeguata idratazione, evitando bevande zuccherate e succhi di frutta. Gli sportivi, infine, devono alternare momenti di lavoro con pause prolungate in luoghi rinfrescati. Indispensabile idratarsi abbondantemente prima, durante e dopo l’impegno fisico.

(Fonte: Ministero della Salute)

domenica 10 luglio 2011

Sarcopenia. Qual è il significato di questa parola?


Quando si parla di anziani si sente nominare spesso l’osteoporosi (progressivo indebolimento della struttura ossea), ma di sarcopenia non si sente mai parlare, anche se sembra sarà la sindrome contro la quale si dovrà combattere nel prossimo futuro, per consentire alla popolazione anziana (ma non solo, visto che tutti prima o poi invecchiamo) di aggiungere “vita agli anni” e non solo “anni alla vita”.



La sarcopenia è il declino neuro-motorio dell’organismo durante l’invecchiamento, dovuto alla perdita della massa muscolare e della relativa forza propulsiva. La sarcopenia inizia a comparire intorno ai 40 anni, per far perdere il 3-5% del muscolo entro i 50 anni dopo di che si continua perdere muscolo e forza al ritmo del 1-2% ogni anno. Un trend che in molti soggetti porta a dimezzare il patrimonio muscolare entro i 75 anni di età.



La sarcopenia ha profonde ripercussioni sulle capacità motorie e sul livello di attività fisica delle persone ed è direttamente collegata all’autonomia di movimento dell’anziano. In presenza di sarcopenia l’equilibrio diviene instabile, si diventa incapaci di salire e scendere le scale o portare a casa la spesa, la frequenza del passo è fortemente ridotta. Nell’anziano la sarcopenia contribuisce ad aumentare il rischio di cadute e di fratture. Ma come si contrasta la sarcopenia? Non servono farmaci, ma la decadenza motoria può essere combattuta combinando uno stile di vita idoneo e alcuni accorgimenti nutrizionali. Purtroppo ancora oggi a molti soggetti anziani, viene consigliata un’attività fisica che trova come sua massima espressione 30 min di passeggiata. Ma ormai da alcuni anni in molti paesi le autorità sanitarie consigliano programmi di allenamento di forza anche per i soggetti anziani.



Il muscolo trae mantiene la sua struttura e la sua forza, se lo si impegna in sforzi commisurati, ma che obbligano il muscolo stesso a “lavorare” spostando pesi. Lo stimolo al mantenimento della struttura muscolare, attraverso un sano lavoro di forza trova il suo completamento anche con un idoneo apporto nutrizionale di proteine in quantità, qualità, ma soprattutto nella loro distribuzione giornaliera.


La sintesi proteica muscolare nell’anziano può essere mantenuta approssimativamente quella che si verifica nei giovani se si combina esercizio fisico di forza e introduzione proteica ad alto valore biologico (proteine ricche di aminoacidi essenziali). Un accorgimento dietetico interessante è quello che si definisce “pulse diet”, cioè senza aumentare acriticamente la quantità di proteine da introdurre giornalmente con la dieta (1-1.1 g di proteine per kg di peso corporeo), diventa importante concentrare le proteine in 1-2 pasti piuttosto che disperderle in piccole quantità fra varie assunzioni di cibo durante la giornata.

Una porzione di proteine alimentari (120 gr di carne magra) contengono circa 25 g di proteine; 6 g di aminoacidi essenziali di cui 2,5 gr di Leucina (un aminoacido essenziale fondamentale nella sintesi proteica muscolare) capace di aumentare la sintesi proteica del 50% negli anziani.
Ma ben tutti sappiamo che troppe proteine animali sono dannose per il nostro organismo, ecco perché su consiglio del Dott. Luigi Gratton (vice presidente del NAB Herbalife) è meglio assumere proteine vegetali, come quelle della soia, del riso, dei piselli o del sesamo. Iniziare la giornata con un Frullato Proteico Herbalife ci garantisce 25/30g di proteine buone che ci permettono di raggiungere il fabbisogno medio giornaliero (75g per le donne e 100g per gli uomini, ore gli sportivi dovete aggiungere almeno altri 25g), in questo modo la nostra massa magra (i muscoli) si accrescerà giorno dopo giorno.

Abbiamo 250 milioni di fibre muscolari, tutte collegate al cervello, preservare la loro usura con l'esercizio fisico e il giusto apporto proteico è molto importante, soprattutto se siete già oltre i 50 anni, ma sapete … prevenire è meglio.
E ricordatevi che invecchiamo per il 30% in base ai geni, il restante 70% dipende da quello che manchiamo e dall'esercizio fisico che facciamo, e tu vuoi invecchiare bene?



Accorgimenti nutrizionali e di attività fisica, sopra ricordati aprono prospettive di prevenzione sanitaria con ricadute positive nella riduzione dei costi sociali di ospedalizzazione di un numero sempre maggiore di persone che naturalmente raggiungeranno età molto elevate.

E ricorda, iniziare la giornata con una colazione equilibrata e proteica è il miglior modo di trattare bene il nostro corpo.

Blogger Markus

mercoledì 6 luglio 2011

Salute e peperoncino


A differenza del pepe, che notoriamente non fa molto bene alla salute, il peperoncino ha molte proprietà benefiche.

- Favorisce la secrezione di succhi gastrici e la digestione; in alcune regioni del sud viene preparato un infuso digestivo a base di camomilla, peperoncino e miele da offrire ai commensali dopo un abbondante pasto
- Aiuta i postumi di una sbornia; in questo caso verrà preparato un infuso a base di assenzio e tintura madre di peperoncino.
- Ha ottime proprietà di vasodilatatore e anticolesterolo, in più aiuta i capillari a rimanere elastici e permette l’ossigenazione del sangue.
- In caso di artriti e reumatismi, il peperoncino fatto macerare nell’alcool e poi usato come impacco sulle parti doloranti, aiuta ad alleviare il dolore.
- È un potente anti-cancro perché possiede vitamina C che rafforza le difese immunologiche contro le degenerazioni tumorali.
- La medicina ayurvedica e quella Cinese sostengono che il peperoncino sia un ottimo rimedio contro depressione e inappetenza perché stimola lo spirito e il sangue
- Ha poteri decongestionanti e antinfiammatori, quindi andrebbe usato in caso di laringiti raucedini e tossi.
- Il peperoncino previene infarti e malattie cardiovascolari e un uso costante abbassa il colesterolo, e rafforza arterie e cuore; questo perché il suo seme possiede molti acidi insaturi che puliscono i vasi sanguigni
- Essendo ricco di vitamina E, considerata la vitamina della fecondità e della potenza sessuale, il peperoncino è un ottimo afrodisiaco.

Il peperoncino lo troviamo anche nel nostro integratore Cell Active! Il pepe di Cayenna infatti, contiene olio di capsaicina, l’ingrediente piccante del peperoncino, ritenuto in grado di contribuire ad un miglior assorbimento e assimilazione dei nutrienti da parte dell’organismo e che può avere inoltre un effetto termogenico.
L’uso di Cell Active nel corso della giornata può garantire all’organismo il giusto sostegno nella produzione di riserve di energia ed aiuta ad ottimizzare l’utilizzo dei nutrienti essenziali ; un vero campione! Ogni cellula del corpo è come un minuscolo laboratorio chimico che deve svolgere due compiti principali: produrre energia ed usarla per svolgere le sue funzioni specifiche, che si tratti di una cellula cerebrale, epatica, polmonare, etc. Senza un regolare apporto di micronutrienti essenziali, la produzione di energia a livello cellulare può essere compromesso. A causa di una dieta inadeguata, di difficoltà digestive o di elevati livelli di stress, l’organismo può non ricevere la quantità necessaria di questi nutrienti. Come conseguenza le singole cellule si trovano a disporre di una minore quantità di energia che non è più sufficiente a garantire un’adeguata funzionalità. Cell Active è un integratore nutrizionale che fornisce tre vitamine del gruppo B che svolgono un ruolo fondamentale nella produzione di numerosi enzimi che governano il metabolismo cellulare. Cell Active, usato al bisogno, reintegra i livelli delle vitamine B1, B2, B6 e contribuisce alla conservazione delle normali condizioni di salute. Le erbe, i vegetali, le vitamine B e i minerali contenuti in Cell Active fungono da “assistenti” poiché aiutano l’organismo a sfruttare al meglio i nutrienti essenziali che si trovano nel cibo.
Se usato con regolarità vi farà sentire di ottimo umore e pieni di energia.

domenica 3 luglio 2011

Pesce anti-infortunistico


Ricchi di Omega-3, salmone, sardine e sgombro contribuiscono a prevenire infiammazioni ai tendini, strappi muscolari, problemi a legamenti e articolazioni. Ma occorre mangiarne tre porzioni a settimana.

Si parla tanto degli infortuni che colpiscono i calciatori, ma anche atleti che praticano altri sport. Con l'alimentazione corretta, si può ridurre il rischio di farsi male?
Su alcuni infortuni non si può agire, ma su altri sì.

Per quali non si può ridurre il rischio?
Per gli infortuni da trauma diretto. Nel calcio, per esempio, quelli che derivano dal contrasto fra due giocatori.

Per quali invece è possibile diminuire la probabilità che avvengano?
Per esempio quelli da "microtrauma ripetuto", gli infortuni cioè che coinvolgono strutture continuamente sollecitate come i tendini, i legamenti e le articolazioni. Oppure per gli infortuni che, nel linguaggio da campo, vengono chiamati stiramenti o strappi muscolari.

Quali sono i cibi efficaci nel ridurre questi infortuni?
Quelli che diminuiscono l'infiammazione, che con l'allenamento tende ad aumentare. Ad esempio il pesce, che grazie al suo contenuto in acidi grassi Omega-3 è un potente antinfiammatorio.

Quanto pesce si deve mangiare per avere una protezione?
I pareri degli scienziati non sono concordi al riguardo. Alcuni parlano di almeno 3 porzioni a settimana, ma dipende anche dal tipo di pesce. Quelli d'allevamento, ad esempio, non contengono gli Omega-3, che invece si possono trovare nel salmone, soprattutto in quello selvatico, e nel pesce azzurro, come sardine e sgombro.

E se non si mangia pesce?
Si può prendere l'olio di pesce, liquido o in capsule.

Quali altri cibi riducono l'infiammazione?
L'olio extra vergine d'oliva, specie quello appena prodotto: contiene oleocantale, una molecola con una spiccata attività antinfiammatoria. Poi ci sono la verdura e la frutta.

Anche frutta e verdura combattono l'infiammazione?
Ci sono differenze notevoli fra un ortaggio e l'altro e tra un frutto e l'altro. Molto importanti sono i polifenoli, sostanze che spesso danno colore alla verdura e alla frutta.

Che effetti hanno?

Una volta entrate nell'organismo, hanno la capacità di indurre le cellule del corpo a produrre sostanze antinfiammatorie.

Ci sono invece cibi che aumentano il rischio di infortuni?
Salumi, carni grasse e tuorlo d'uovo: sono ricchi di acido arachidonico, che preso d'abitudine favorisce l'infiammazione.

di Enrico Arcelli
tratto da Sportweek n.24, inserto della Gazzetta dello Sport di sabato 25 giugno

mercoledì 29 giugno 2011

Il cervello nella pancia

Hai un cervello nella pancia


C'è un secondo cervello dentro di te, una sorta di alieno che lavora dentro la tua pancia al di fuori della tua coscienza. Gestisce l'avanzamento del cibo lungo il tubo digerente, dall'esofago al retto, ed è coinvolto nell'insorgenza di diverse malattie a sfondo psicosomatico, dal bruciore di stomaco cronico alla colite.

Ma pare proprio che sia anche in grado di influenzare il tuo stato d'animo, come dimostrano studi recenti del patologo Michael Gershon, docente alla Columbia University di New York.

Questa sorta di cervello della pancia è formato da centinaia di milioni di cellule nervose che costellano l'intera parete dell'apparato digerente, del tutto simili a quelle della testa. "Il reticolo di neuroni trasmette a velocità rapidissima una serie di messaggi lungo il sistema gastrointestinale, così come fanno tra loro i neuroni del cervello principale", dice Luigi Benini, professore associato di gastroenterologia all'Università di Verona.
Attraverso il nervo vago, il cervello dell'addome e quello della testa dialogano e si influenzano a vicenda. "Avviene in un rapporto equilibrato, senza sudditanze", spiega Eugenio Parati, direttore del Dipartimento di malattie cerebro-vascolari dell'Istituto Neurologico Besta di Milano. "Un esempio? Sappiamo che l'ansia accentua in molte persone la sindrome del colon irritabile, ma sembra sia vero anche il contrario: la presenza dell'infiammazione al colon può dare il via all'ansia". E diversi studi rivelano che malattie come il Crohn e la colite ulcerosa possono facilitare l'insorgenza della depressione.
"Si è anche capito che all'origine di un disturbo come la dispepsia, chiamata spesso gastrite, ci sia proprio il sistema neurale addominale, che reagisce in persone predisposte alle tensioni emotive elaborate dal cervello principale", dice Vincenzo Savarino, professore ordinario di gastroenterologia all'Università di Genova.

DIMMI COME DIGERISCI E TI DIRO' CHI SEI
I tuoi due cervelli producono, fra l'altro, le stesse molecole: in particolare la serotonina, il neurotrasmettitore che ha un ruolo chiave nella regolazione dell'umore.
"Proprio per questo si comincia a pensare che il cervello della pancia abbia un'influenza sugli stati d'animo e sulla personalità", spiega Massimiliano Valeriani, neurologo dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. "Anche se è vero che la serotonina creata dai neuroni dell'intestino tende a rimanere in zona e determina effetti che sono indirizzati al buon funzionamento della digestione". Questo intreccio tra i due cervelli potrà condurre in futuro ad un modo diverso di curare le malattie dell'addome.

ESISTE UN'EMICRANIA ADDOMINALE!
"Succede a volte che un bimbo abbia forti dolori alla pancia, senza mostrare in realtà alcun segno di infiammazione o di danni allo stomaco e all'intestino", continua Valeriani. "Ebbene: si è scoperto che un'alterazione della funzionalità del cervello, come quella che è propria dell'emicrania, può produrre dolore tramite il sistema nervoso dell'addome, e non tramite quello della testa. Così l'emicrania invece che dare mal di testa può produrre mal di pancia".
Ma perché il collegamento fra i due cervelli può andare in tilt, creando situazioni-paradosso come l'emicrania addominale? "Alcuni studi dimostrano che dietro certe patologie intestinali c'è un'anomalia di reazione da parte del cervello numero uno. Grazie a tecniche di studio neurofisiologiche abbiamo verificato che gli impulsi dolorosi provenienti da colon e retto(stimolati elettronicamente in via sperimentale) vanno ad attivare un'area del cervello delle persone sane e un'altra, un po' spostata all'indietro, nei pazienti con la sindrome del colon irritabile. Quando tali meccanismi saranno più chiari, riusciremo a trovare terapie più mirate".

Intanto sappi che quando vivi una brutta notizia come un pugno nello stomaco, tutti e due i tuoi cervelli l'hanno presa male. E sappi che se farai una buona digestione anche l'umore ti ringrazierà.

articolo tratto da "OK la salute prima di tutto", n.6 giugno 2011, scritto da Paolo Rossi Castelli

Blogger Markus

Si dimagrirà mangiando? E' la sfida del prossimo futuro. Il cervello nella pancia possiede una fittissima rete di sensori che gestiscono l'avanzamento del cibo durante la digestione. I neuroni intestinali intervengono anche nell'analisi delle diverse sostanze che compongono gli alimenti e nella valutazione del loro contenuto energetico. E non basta: Il cervello nella pancia contribuisce alla gestione del senso di fame o di sazietà. Sono allo studio cibi che "controlleranno" l'appetito delle future generazioni.

domenica 26 giugno 2011

Vuoi scacciare la stanchezza? Bevi tè freddo




Sei a fine giornata e il caldo ti ha reso senza forze? Hai passato una brutta notte e ti attende una riunione a metà mattina? Bevi un bicchiere di tè freddo. Uno studio pubblicato sulla rivista Nutritional Neuroscience esalta i benefici dell'infuso contro il senso di stanchezza. Gli esperimenti su 44 volontari hanno dimostrato che chi di loro sorseggiava tè era più concentrato e vigile nell'esecuzione di una serie di esercizi.


La ricerca si aggiunge a una mole di studi sulle virtù della bevanda, le cui sostanze hanno proprietà dimagranti, antiossidanti, antinfiammatorie e protettive nei confronti delle malattie cardiovascolari e di alcuni tipi di tumore (reni, pelle, seno, bocca, prostata). D'estate è perfetto il tè freddo, che mantiene le stesse caratteristiche dell'infuso caldo. "Vanno bene anche le bevande confezionate, perché il potere antiossidante è lo stesso delle infusioni fatte in casa", spiega Mauro Serafini (ricercatore INRAN). "Che siano alla pesca o al limone poco cambia. Prima di berli è bene leggere l'etichetta: possono essere ricchi di zuccheri o contenere coloranti e aromi".

INFUSI E TISANE.
Ecco alcune ricette per infusi e tisane che puoi preparare a casa, con ingredienti da acquistare in confezioni già pronte al supermercato, come i filtri di tè verde, o in erboristeria, da conservare in contenitori di vetro, al riparo da luce e umidità, evita di dolcificare! Altrimenti usa il miele al posto dello zucchero.

"Perché la bevanda naturale aiuti a dimagrire è necessario berne una o due tazze al giorno per un ciclo di 20 giorni" spiega il dott. Visconti. "Si possono fare anche più cicli, con un intervallo di qualche settimana tra l'uno e l'altro: un'assunzione continuativa può provocare fenomeni di accumulo e quindi di intossicazione.

Tè verde: aumenta il dispendio energetico dell'organismo e stimola l'organismo. "Il merito è dell'azione delle catechine e della caffeina, contenute in grandi quantità nelle sue foglie", spiega Daniela Giachetti. "Queste sostanze aiutano le cellule a rendere più efficiente l'uso di energia: viene accelerato il metabolismo dei grassi e si rallenta il loro accumulo". I primi a scoprirlo sono stati alcuni scienziati dell'Università di Ginevra: bevendo tè verde, secondo le loro indagini, si arriverebbe a consumare il 4% in più di calorie al giorno.

Preparazione dell'infuso: "Lascia in infusione due cucchiaini di tè verde in acqua bollente a 80 gradi e non a 100: il calore troppo elevato potrebbe danneggiare le proprietà di alcune sostanze" raccomanda Ciro Vestita. "Gustalo amaro, senza l'aggiunta di zucchero, latte, limone e nemmeno miele".
Quanto: due tazze al giorno a stomaco vuoto.
Attenzione a ... non sono riportati effetti collaterali, se non una possibile riduzione della pressione sanguigna.

Il nostro consiglio: il nostro infuso di erbe è protetto da ben 3 brevetti, contiene le migliori erbe al mondo, non ti resta solo che scegliere il gusto e ordinarlo.

A presto Blogger Markus

Articolo tratto da "OK la salute prima di tutto" n.6-Giugno 2011
Mauro Serafini,
ricercatore INRAN, Istituto Nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione
Marco Visconti, responsabile a Roma degli ambulatori di medicina non convenzionale al Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina.
Daniela Giachetti, presidente Società Italiana di Fitoterapia.
Ciro Vestita, docente a contratto di fitoterapia all'Università di Pisa.